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6 set 2009

EPICURO


Epicuro paragona la vita ad un banchetto, dal quale si può essere scacciati all'improvviso.

Il convitato saggio non si abbuffa, non attende le portate più raffinate, ma sa accontentarsi di quello che ha avuto ed è pronto ad andarsene appena sarà il momento, senza alcun rimorso.

« Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi. »

EPICURO


I saggi son 'sì abili
che perfin della morte,
con sofismi mirabili,
esorcizzan la sorte,

ma senza esagerare,
della vita il menù
c'invitano a gustare,
e non voler di più.


Nè val cercar pietade,
che quando vuol falciare
il contadin dell'Ade,
dobbiamo pur lasciare

la forchetta ed il piatto,
ma il savio non s'abbuffa,
che solamente il matto
mangia da dire "uffa!"

Consiglio vuol si dica

che l'attendere troppo,
che giunga la strafica
o il prìncipe al galoppo,

sono error da evitare
che non ti fan pranzare.

E cercar troppo il meglio,
lasciando andare il bene,
non è da tipo sveglio:
davvero non conviene.

Anzi dicea Platone

a una dolce fanciulla
"Se brami il mio bastone,
d'amore ti trastulla.

Se invece resti incerta,
prendi ugualmente orsù.
Un dì farai scoperta
ch'è corta gioventù ".


(..se di cuore mi ami,prendi il mio pomo.
Se invece ci pensi...prendilo
ugualmente e considera quanto
sia breve la giovinezza.)

(Platone..frammento poetico)


Il masticare troppo
per macinar ricchezze,
pure può fare intoppo
al goder le bellezze

più facili e più sante
che gli dei ci han donato.
Godiamoci il creato;
godiamoci il creante!

Del fior nella corolla
il naso introduciamo,
il tramonto guardiamo,
che l'anima satolla;

e poscia la visione
della stellata notte,
ci sia d'ispirazione
le nostre amate ......

Se poi troppo ci costa
mangiare l'aragosta,
la fame anche discaccia
il pane e la focaccia.

Diceva un gran sapiente
"gode con voluttà,
trova l'acqua eccellente,
chi tanta sete ha".

Invece chi s'affanna
a cumulàr ricchezza,
qual fosse una condanna,
perde la giovinezza

e poi fattosi vecchio
non può più ricomprare
un giorno per amare,
e buonanotte al secchio.

Buon concetto ha descritto
e proprio ben dicea
colui che lasciò scritto
spes est ultima dea.

La speranza c'ingrassa:
par la merce men cara,
ma mentre vita passa,
questa si fà più rara

che il bimbo può sperare
della sua vita tutta,
ma il vecchio ha da pensare
ch'egli è giunto alla frutta.

Di dir dunque mi picco,
come voleva Sòcrate,
che il giovane è più ricco
del più ricco plutocrate.

Da qui si può comprendere
che la miglior moneta
che noi possiamo spendere,
è il tempo che ci allieta.

Speriamo senza affanni
godere i giorni nostri:
dolce il destin si mostri,
e di campar mill'anni.

Di grazia e di saggezza
godiate i buoni frutti.
Sia questa la ricchezza.
Faccio gli auguri a tutti.

SEGNALI DI FUMO

SEGNALI DI FUMO
Erano loro gli americani
gli incas magnifici,i fieri indiani,
ma come è noto,furon fottuti
dai potentissimi nuovi venuti
che comportandosi da veri duri
battero i record presenti e futuri,
e in due ,tre secoli di vessazioni
ne sistemarono novanta milioni.
Nulla poterono l'archi e le frecce,
gli scotennavano pure le trecce
che un tanto a scalpo ben riceveva
chi ad un indiano la festa faceva.
E non contenti di tali affronti
pur li lasciavano senza bisonti
che li accoppava quell' incivil
lo sparafulmini,Buffalo Bill.
Il loro numero a ben ridurre
altro non pensano le Giacche Azzurre.
E quando fallano financo quelli,
a finir servono i Lunghi Coltelli.

Battuti in campo,ma che disdetta,
però pensarono alla vendetta.
L'indiano vinto che triste giace,
finge col bianco di far la pace,
ed ogni dubbio di lui dissipa,
sigla il trattato con la sua pipa.
Ma quei massacri vuol vendicare
che al suo nemico insegna a fumare.
 Gli sarà ,pensa, la sorte ria
quando gli venga un'ischemia.
Oh cancro,amico delle mie genti,
accoppa,accoppa 'sti prepotenti.
Di nicotina dolce veleno,
se non mi salvi,fregalo,almeno,
che con codesto furbo intrallazzo
fia vendicato Cavallo Pazzo.
Solo col fumo vi butti giù
il Grande Spirito di Manitoù.
Lo pregheremo di ciò tutti insiem
con lo stregone e il Grande Sakem.
Del prode indiano sia la riscossa,
offerta all'anima di Nuvola Rossa.
Paghi il suo fio il bianco sgherro,
Sia pace al capo Camicia di Ferro.
Se non pubblicizzano,ma che disdetta,
nessuna marca di sigaretta,
sarete uccisi in modo anonimo:
vola la freccia del buon Geronimo.
Il bianco lurido giammai non vinca,
vi fotte pure l'amico Inca.
Da noi tabacco,da lui la coca,
la vostra fiaccola vacilla fioca.
Molto non manca chè crollerà
codesta orribile inciviltà.
Voi salterete come pop-corn:
e ricordatevi di Little Big Horn.
Vi ammazzeremo a cento a cento
fino a raggiungere l'annientamento.
Incauti posteri questo è il saluto,
è la vendetta di Toro Seduto.