6 set 2009

L'ISOLA CHE NON C'E'

L'ISOLA CHE NON C'E'
Ti prenderò per mano sorridendo
e ti porterò lontano
perchè
intendo
arrivare con te
nell'isola che non c'è.
Danzeremo nell'aria abbracciati
come in un valzer ,
poi quasi staccati come in un vecchio rock
dove i ballerini si volano intorno ,sai,
si lanciano via,ma non si staccano mai...
Ti farò ritornare bambina
per consolare e baciare
via le tue prime lacrime,i tuoi primi ahimè,
per restarti accanto nei primi dolori,
per rubarti anche i primi amori
e dividere tutto con te.
E poi sentire giù giù,cellule nel brodo primordiale,
e l'urlo animale di primati
innamorati
e forse anche il verso
di trilobiti
invaghiti,perso
e trovato da immane distanza,
e lo spirito puro
di ogni antenata
che amando
t'ha generata
e consegnata
al futuro
sua freccia, suo amore e speranza.
Diventeremo leggeri leggeri
come sono gli amanti.
Senza pensieri
nè pianti
si tengono accanto nel sole,
e le più dolci parole
che il poeta dirà
son solo il controcanto
della loro felicità.
E un giorno ogni mondo s'invola
chè leggi negli occhi la voglia
di essere una cosa sola
e allora tu varchi la soglia
del tuo castello incantato,
del tempo e del luogo fatato
dove la carne lo spirito sposa,
dove sboccia la nuvola rosa,
su cui si naviga persi,
dimentichi degli universi,
inconsci di tempo e di spazio,
inconsci perfino di sè.
Sorride lo spirito , sazio
per ora , beato
d'avere trovato
navigando le stelle con te
,anche l'isola che non c'è.

AMORE

AMORE
Una terribile,dolce follia
lo definiscono perfino i saggi,
una sanissima gran malattia
che ti disvita dagli ingranaggi.
L'endocrinologo ci spiega il fatto
ben descrivendone il quadro ormonale
però pensandoci,non chiara affatto
la causa prima di questo male.
Certo che i sintomi premonitori
sono visibili perfettamente :
quei ch'eran bimbi pei genitori
ora cominciano bizzarramente
a disegnare freccine e cuorie
d a parlare nascostamente
con le compagne,dei lor languori,
ed a guardare perdutamente
con occhi teneri ed insinuanti
i bei compagni degli anni avanti.
Però per dirvela,ma proprio tutta
quei che la prendono davvero brutta
sono quegli uomini seri e maturi
che poi s'arrampicano sopra li muri
e sembran presi da dolce ebbrezza
in un anelito di giovinezza. Suvvia diciamolo,la scienza nostra,
che spacca gli atomi e mette in mostra
tutte le chimiche ,senza un errore
,non serve un cavolo spiegar l'amore.
Dentro il pensiero e l'emozione,
di mente ed anima nel calderone
a un certo punto qualcosa scatta
e traboccare fà la pignatta
perciò ti dicono con aria dotta
"mio caro amico,ce l'hai la cotta !"
E saggiamente madre natura
l'occhi ci fodera di buon prosciutto
chè se vedessimo come fia dura,
via molleremmo davvero tutto.
Guardiamo invece l'amato bene
col viso languido di chi ha pigliata
sopra il cocuzzolo una stangata
e pare vigile ma non rinviene.
Tutto ci pare davvero amabile
e non vediamo,stolti,la spada
che sulla zucca forse ci cada
se il crine rompesi irreparabile,
sì che di Damocle la ria ventura,
sul capo pendeci dalla natura.
Ma quanto è dolce insieme andare,
senza la terra mai disfiorare,
man nella mano,sotto braccetto,
con l'occhio ittico darsi un bacetto.
E quando il tenero,com'è fatale,
vien sostituito dal passionale,
dopo gli scherzi e le moine
avviene il ratto delle Sabine,
e il dio Cupìdo,re dell'affetto
ad Eros nobile già lascia il letto,
le vesti volano in un momento
e quindi atterrano sul pavimento.
Gli amanti ch'erano prima astinenti,
or s'ammatassano quali serpenti,
s'offrono,soffrono fra gran lamenti
e infin straripano come torrenti.
Fra caldi fiotti,fra dolci fiati,
il ciel raggiungono gl'innamorati:
le nubi rosa per lor son fatte,
a servir Venere son proprio adatte.
Di quel che avviene d'adesso in poi,
spesso decidono caudati...zoi,
che dentro i visceri a rimpiattino
vanno giocando con il destino.
E gli dei ridono,incantatori...
Fortuna giovi ai nostri amori.

L' ANGELO IDRAULICO

L' ANGELO IDRAULICO
Spalanco la porta dell'aula ed entro nella quarta dimensione.
Dicono che da qualche parte nell'Universo , vigano leggi fisiche diverse dalle nostre ; luoghi dove il tempo è curvo , la geometria non è Euclidea e la distanza più breve fra due punti è un arco di cerchio : lì le righe degli scolari saranno , immagino , a forma di ruota di bicicletta.
Varcando dunque la fatidica soglia , mi pare , per uno strano scherzo del destino,come quelli che càpitano tutti i momenti nei romanzi di fantascienza, mi pare , dicevo , di essere stato sbalzato in una di quelle plaghe da incubo ,simili a un quadro surrealista di Salvador Dalì.
Gli alunni mi salutano quietamente e quietamente attendono alle loro attività , senza dar segno di quello stupore che invece ,colpisce me ,come una mazzata sulla fronte.Càspita ! O gli occhi mi fan difetto , o la parete di fronte alla cattedra , è inclinata verso di noi , di almeno trenta gradi.
E' mai possibile ?
Facendo finta di niente , vado alla cattedra e mi immergo nel registro : firmo ,controllo le assenze, annoto l'argomento della lezione.Poi , di sottecchi , rialzo lo sguardo verso la malefica parete.E' ancora lì la maledetta ,inclinata e beffarda ,a sfidare,indecente, ogni regola .
Gli alunni attendono che le parole della sapienza fluiscano dalla mia bocca , la quale , invece , è arida di preoccupazione:Mi passo una mano sulla fronte accaldata ,mi do un pizzico per accertarmi di essere sveglio , poi mi schiarisco un po' imbarazzato , la voce :
"Ehm....figlioli... avete notato nulla di strano in aula ?"
" Noi no....noi no..." scrollano le capocce e torcono le labbra in segno di diniego.
"Guardate un po' lì " e con l'indice faccio segno alle loro spalle.
" Ah...la parete...." esclamano tutti , e , nell'affanno di darmi spiegazioni , suscitano un bailamme nel quale , naturalmente non capisco una parola. Ma piano , piano , la verità si fà strada e la terrificante spiegazione dei fatti mi lampeggia nel cervello.
Ma cosa è accaduto , insomma ?
Per legge dello Stato , le amministrazioni comunali , sono tenute a fornire alle Scuole ,gli ambienti e le aule nelle quali esse svolgono l'opera loro.
Per legge matematica , se aumenta il numero degli alunni , deve aumentare il numero delle aule.Per legge economico-municipale , dividendo un'aula con un tramezzo , se ne ricavano due.Con due tramezzi...tre co tre tramezzi....quattro....ecc... secondo la formula T+1 = nA
dove T è il numero dei tramezzi , ed nA il numero delle aule ricavate.Il gioco dura finchè
T*X min/= L con X ed L espressi in euro .
E cioè quando il costo dei tramezzi , è superato da quello dell' olio necessario per spingere alunni e insegnanti nelle scatole di sardine così ricavate , allora e solo allora , conviene pensare a costruire altre aule.
E la nostra parete ?E' un tramezzo,naturalmente : formato da pannelli di polistirolo racchiusi fra due fogli di compensato,era stato incastrato fra i muri veri ,senza altro fissaggio .
Ma per legge naturale li legno si ritira e il tramezzo non più incastrato,fluttua con i suoi 14 metri quadri di superficie ,verso le teste degli alunni.....Fortunatamente , per legge soprannaturale , ogni creatura umana ha un Angelo Custode.
Alcune tubature scoperte che si arrampicano lungo il muro dell'aula , hanno fermato la caduta della parete evitando il peggio.
Penso quindi che fra questi lodati spiriti del Signore , sia stato arruolato a suo tempo anche un Angelo idraulico.

EPICURO


Epicuro paragona la vita ad un banchetto, dal quale si può essere scacciati all'improvviso.

Il convitato saggio non si abbuffa, non attende le portate più raffinate, ma sa accontentarsi di quello che ha avuto ed è pronto ad andarsene appena sarà il momento, senza alcun rimorso.

« Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi. »

EPICURO


I saggi son 'sì abili
che perfin della morte,
con sofismi mirabili,
esorcizzan la sorte,

ma senza esagerare,
della vita il menù
c'invitano a gustare,
e non voler di più.


Nè val cercar pietade,
che quando vuol falciare
il contadin dell'Ade,
dobbiamo pur lasciare

la forchetta ed il piatto,
ma il savio non s'abbuffa,
che solamente il matto
mangia da dire "uffa!"

Consiglio vuol si dica

che l'attendere troppo,
che giunga la strafica
o il prìncipe al galoppo,

sono error da evitare
che non ti fan pranzare.

E cercar troppo il meglio,
lasciando andare il bene,
non è da tipo sveglio:
davvero non conviene.

Anzi dicea Platone

a una dolce fanciulla
"Se brami il mio bastone,
d'amore ti trastulla.

Se invece resti incerta,
prendi ugualmente orsù.
Un dì farai scoperta
ch'è corta gioventù ".


(..se di cuore mi ami,prendi il mio pomo.
Se invece ci pensi...prendilo
ugualmente e considera quanto
sia breve la giovinezza.)

(Platone..frammento poetico)


Il masticare troppo
per macinar ricchezze,
pure può fare intoppo
al goder le bellezze

più facili e più sante
che gli dei ci han donato.
Godiamoci il creato;
godiamoci il creante!

Del fior nella corolla
il naso introduciamo,
il tramonto guardiamo,
che l'anima satolla;

e poscia la visione
della stellata notte,
ci sia d'ispirazione
le nostre amate ......

Se poi troppo ci costa
mangiare l'aragosta,
la fame anche discaccia
il pane e la focaccia.

Diceva un gran sapiente
"gode con voluttà,
trova l'acqua eccellente,
chi tanta sete ha".

Invece chi s'affanna
a cumulàr ricchezza,
qual fosse una condanna,
perde la giovinezza

e poi fattosi vecchio
non può più ricomprare
un giorno per amare,
e buonanotte al secchio.

Buon concetto ha descritto
e proprio ben dicea
colui che lasciò scritto
spes est ultima dea.

La speranza c'ingrassa:
par la merce men cara,
ma mentre vita passa,
questa si fà più rara

che il bimbo può sperare
della sua vita tutta,
ma il vecchio ha da pensare
ch'egli è giunto alla frutta.

Di dir dunque mi picco,
come voleva Sòcrate,
che il giovane è più ricco
del più ricco plutocrate.

Da qui si può comprendere
che la miglior moneta
che noi possiamo spendere,
è il tempo che ci allieta.

Speriamo senza affanni
godere i giorni nostri:
dolce il destin si mostri,
e di campar mill'anni.

Di grazia e di saggezza
godiate i buoni frutti.
Sia questa la ricchezza.
Faccio gli auguri a tutti.

RIMPIANGERAI


RIMPIANGERAI

Rimpiangerai , rimpiangerai
i miei occhi che adesso tu non vuoi,
pieni d'amore e d'odio e di lacrime vere:
ma sono i soli che possono vedere
oltre i fili dei tuoi capelli bianchi,
oltre i tuoi seni stanchi,
la bellezza
della giovinezza
quando contro il mondo ,in duello
combattevamo ,alleati,
per avere il nostro castello
e bimbi non ancora nati. 

Non troverai nelle pupille
di nessun altro,le faville
che sprizzavano dal nostro fuoco
nel nostro nuovo,antico gioco.

Con tenacia abbiamo edificato
e con tenacia distrutto.
Qual lutto!


Ma le nostre frecce,hanno lasciato
l'arco,e volano in cerca di gloria.

Nella foresta della memoria,
il nostro amore,disperato,
come l'asino di Prèvert,testardo,
ultimo forte e baluardo,
paziente attende che lo invochiamo,
che la mano tendiamo....

Chè solo io posso vedere
nelle tue pupille nere
nei tuoi occhi un po' velati,
i giorni gloriosi,i giorni beati,
quando nel giardino silvestre,
nel pararadiso terrestre,
con gioia selvaggia e sbigottita,
piantavamo l'albero della vita.

(mario)


 Noi che ci siamo amati .... Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci .... Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi .... Anche se molto lontano sempre
E non importa dove .... Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco ....
Nella foresta della memoria
Alzati subito .... Tendici la mano .... E salvaci.
 (J.Prèvert)

LASCIATEMI CANTARE


LASCIATEMI CANTARE
E lasciatemi verseggiare!
Voglio rimare,
cantare,
gridare.
Mi voglio arrabbiare,
urlare,
sfogare la rabbia umana.
Ma......
dov'è la passione
che come un tizzone
brucia l'anima mia?
Perchè non si trova per via?
in treno,al bar,al ristorante,
sulle montagne del mondo,
sul Dente del Gigante,
nel mare profondo,
anzi,no,sulla spiaggia
 battuta,carezzata dall'onda,
Oh sguardo sublime che affonda,
che cerca sull'acqua se v'aggia,
bramato,cercato,voluto,
 il superlativo assoluto !
 Che forse non è manco amore..
ma non ostante il raffreddore,
il caldo,il gelo ,l'odore
del fumo,l'umano fetore,
le nostre imperfezioni amare,
l'antico retaggio del bruto,
sotto la nostra anima in cènere,
primavera di gemme tènere,
v'è la scintilla,la voglia di volare,
di danzare anche l'ultimo tango,
di liberarci del fango,
il desiderio cocciuto,
il potente bisogno,
di respirare un sogno.
 Lasciatemi gridare,
o mi sciolgo nel pianto,
dovessi forse cantare
il mio ultimo canto.
Potessi catturare,
come un re mendicante,
il grande sogno perso,
anche solo per un istante...
con il mio ultimo verso.

IL FIORE DI LOTO

IL FIORE DI LOTO
Come Erasmo elogiava la pazzia
così vorrei brindare al fior di loto
che voglio discordar la vita mia,
del passato il dolor ; futuro ignoto.
Nè rompa la magìa l'astuto Ulisse
che i compagni volea legati al remo
"...ad Itaca di certo torneremo !"
ma lui solo di tutti sopravvisse.
Lasciatemi annegar...ma nell'oblio
ch'io non mi veda diventare vecchio
quando per caso guardo nello specchio
e del tempo che scorre pago il fio.
Voglio dunque mangiare il fior di loto
per primo per secondo e per contorno.
Me ne devo abbuffare tutto il giorno
e non nutrimi d'altro faccio voto.
chè vo' dimenticar chi son,chi fui
e soprattutto invero chi sarò
ch'io tollerare in fede mia non so
nè capir posso la ragion per cui
quando a fatica diventati saggi,
ci si debban bloccare gli ingranaggi
e dopo tante lotte e tante guerre
si debba andare ad ingrassar le terre.
Vorrei scordarmi il gran piacer dei fichi
oppur dimenticar la mia persona
e i falli suoi ,li novi e pur l'antichi.
Forse così potrei tornare in ....

IL COLORE DELL'ANIMA

IL COLORE DELL'ANIMA

Biondi capelli neri
lampeggiano rossi riflessi.
Pensieri
perplessi,
sconnessi
di grigi capi bianchi
paurosi e stanchi.

Sei matto?
Il tacco m'adatto
a spillo che in alto
mi slanci,
artiglio che agganci
lo sguardo : sei tu
che sali più su.
La forma indovini,
sentieri che portano lieti
a boschi divini,segreti
di vita nel tempio più antico
del mondo.
Amico
dolce mi fondo,
con te nel profondo.
Il tempo sbeffeggio e la sorte
se l'anche distorte
se il muso
camuso
mi fece ,e neppure mi secco
se il naso ha la forma di becco
che l'anima mia non è tocca
dal tempo e da crudi destini
e la bocca
parole di miele può dire
che il core mi sa suggerire
ed in alto mi mena
col fascino d'una sirena,
E rubo il colore
d'un fiore
per farmi più bella.
M'adorno,m'agghindo d'un pizzo,
poi come colonna mi rizzo,
profumo di donna,ed ancheggio,
e come una fata nel vento volteggio,
t'ammalio e poi voglio si dica
se sono o non sono
un gran pezzo di ....amica.

Amica
se bionda,se bruna, che vale
saper?Non mi cale.
Ma forte tu grida il messaggio
dell'anima tua col coraggio
ruggente del lione
ed io sentirò la passione
che brucia il tuo petto e perciò
se brutta , se bella,
matrona o pulzella,
per quella,
mio cor,ti amerò.

da un tomo medioevale scovato in una vecchia biblioteca da Fico della Ammirandola e Lucio Domizio Enobirbo

SEGNALI DI FUMO

SEGNALI DI FUMO
Erano loro gli americani
gli incas magnifici,i fieri indiani,
ma come è noto,furon fottuti
dai potentissimi nuovi venuti
che comportandosi da veri duri
battero i record presenti e futuri,
e in due ,tre secoli di vessazioni
ne sistemarono novanta milioni.
Nulla poterono l'archi e le frecce,
gli scotennavano pure le trecce
che un tanto a scalpo ben riceveva
chi ad un indiano la festa faceva.
E non contenti di tali affronti
pur li lasciavano senza bisonti
che li accoppava quell' incivil
lo sparafulmini,Buffalo Bill.
Il loro numero a ben ridurre
altro non pensano le Giacche Azzurre.
E quando fallano financo quelli,
a finir servono i Lunghi Coltelli.

Battuti in campo,ma che disdetta,
però pensarono alla vendetta.
L'indiano vinto che triste giace,
finge col bianco di far la pace,
ed ogni dubbio di lui dissipa,
sigla il trattato con la sua pipa.
Ma quei massacri vuol vendicare
che al suo nemico insegna a fumare.
 Gli sarà ,pensa, la sorte ria
quando gli venga un'ischemia.
Oh cancro,amico delle mie genti,
accoppa,accoppa 'sti prepotenti.
Di nicotina dolce veleno,
se non mi salvi,fregalo,almeno,
che con codesto furbo intrallazzo
fia vendicato Cavallo Pazzo.
Solo col fumo vi butti giù
il Grande Spirito di Manitoù.
Lo pregheremo di ciò tutti insiem
con lo stregone e il Grande Sakem.
Del prode indiano sia la riscossa,
offerta all'anima di Nuvola Rossa.
Paghi il suo fio il bianco sgherro,
Sia pace al capo Camicia di Ferro.
Se non pubblicizzano,ma che disdetta,
nessuna marca di sigaretta,
sarete uccisi in modo anonimo:
vola la freccia del buon Geronimo.
Il bianco lurido giammai non vinca,
vi fotte pure l'amico Inca.
Da noi tabacco,da lui la coca,
la vostra fiaccola vacilla fioca.
Molto non manca chè crollerà
codesta orribile inciviltà.
Voi salterete come pop-corn:
e ricordatevi di Little Big Horn.
Vi ammazzeremo a cento a cento
fino a raggiungere l'annientamento.
Incauti posteri questo è il saluto,
è la vendetta di Toro Seduto.

BADATE ALLE BADANTI

BADATE ALLE BADANTI
La buona azione tipica è,dovunque tu vada,
aiutar la vecchietta a traversar la strada.
Lo insegna Superman nella sua gran Metropoli,
lo fanno Qui,Quo,Qua in quel di Paperopoli.
 Ma l'altro giorno vidi badante quarantenne,
che rizzava contenta nella Mela le antenne,
passeggiar con l'amica nel vial delle vetrine,
rifacendosi gli occhi con borse e scarpettine.
Entrambe aveano fretta di vedere il catalogo
e andavan di buon passo badando al loro dialogo,
trascinando fedìfraghe e senza avvedutezza
un'anziana signora ,qual vacca alla cavezza.
Sfiatata e rossa in viso,reggendo il cappellino,
sforzavasi di correre con il suo passettino
rischiando un capitombolo ad ogni piè sospinto
restando,qual miracolo,in piedi per istinto.
Nobilmente facendosi a mal gioco buon viso,
esibiva sul volto perfino un gran sorriso.
A non intervenire in suo aiuto,perbacco
io mi sentii,credetemi, davvero un gran vigliacco.
Beati i tempi semplici.Raccontan che mia nonna
comprasse uova fresche da una campestre donna
che giunta alla sua casa un giorno l'imbrogliò
e Lei le uova marce in testa le tirò.
Tocca dire agli italici ,come il principe Amleto,
del marcio in Danimarca,lui che non era lieto,
per una volta ennesima,e farlo non m'ammalia,
To see or not to see? C'è del marcio in Italia.


(nell'immagine "Ulisse sfugge alle badanti")

IL PRIMO AMORE

IL PRIMO AMORE
Siede la terra dove nato fui,
per dirla come Dante con Francesca,
tra laghi e colli dai verdi declivi,
dove il luccio e la trota ben si pesca
e fresche corron l'acque dentro i rivi,
traverso boschi ombrosi e fossi bui.

 Dalle balze dei monti,Primavera
fà sciogliere le nevi ,e l'insalate,
sui dossi soleggiati abbarbicate,
ingrassan,dal padrone ben guardate,
bevendo di quell'acqua ch'è sincera.

E quel ramo di lago presso stà
dove il Manzon fe' navigar Lucia.
Addio monti della mia lombardia...
Nessuna meraviglia allor che là,
storie d'amore e di malinconia
vàghin nell'aria,dolci e dilettose,
come a maggio il profumo delle rose.

Come a maggio il profumo dell'incenso
là nella Chiesa ad onorar Maria,
sale alle arcate in bianche spire,
intenso,così sale il ricordo all'alma mia.

 E fu là che ti vidi,bionda e bella,
e galeotta fu la chiesa,dice
Dante che lì vedea Beatrice
e trasognava di restar con quella.

Occhi azzurri ed un tepido sorriso
come velato di malinconìa,
'si calmo e dolce ti faceano il viso,
che sùbito mi pose in prigionìa.

All'incedere tuo ,'si dignitoso,
il core mi batteva tumultuoso,
e se vicin vedea le tue lentiggini,
mi prendeva un attacco di vertigini.

 Vicino al sacro fonte del Battista
era il tuo loco,dello tempio al retro
ed io là per goder della tua vista,
come lo pubblican,ti stavo dietro.

Il bianco collo con la catenina
d'oro,io riguardava e poi mirava ancòra
finchè finiva il rito e giunta l'ora,
de la tua imago io mi facea rapina
e la portavo in cor come beato,
uscendo al sole sopra il bel sagrato.

Son passati tant'anni e ancora sento,
tranquillo e tondo,il suon delle campane,
che me le porta,amico,il dolce vento
che sospira da terre mie lontane.

Nè mai nulla ti dissi,e tu sapevi,
soavemente il core mio tenevi,
che pur se bocca mai nulla disvela,
l'amore è tale fior che non si cela,

ma pochi l'anni miei,quasi un bambino
che da poco ha dismesso il calzoncino.
Con tanto amore e nessuna speranza,
me ne restavo dunque alla distanza

ma nulla m'impediva di sognare
e nel mio letto a sera,immaginare
di carezzarti dolcemente il viso
e addormentarmi con il tuo sorriso,

continua ?

Favola del caprone lamentone

Favola del caprone lamentone

(dove si parla di corna,lacrime e magia....ma anche......)

C'era una volta un caprone che a causa delle sue continue lamentele,ere stato soprannominato da amici e compagni "lamentone". Si lamentava perchè l'erba non era ancora spuntata, perchè l'acqua del ruscello dove andava a dissetarsi , non era abbastanza limpida,si lamentava perchè gli pareva che la sua barbetta non fosse così folta, insomma , non c'era verso che glie ne andasse bene una.
Un bel giorno,anzi un brutto giorno,mentre cercava di saltare per acchiappare dei teneri germogli di un cespuglio,cadde e si ruppe , indovinate un po' ,proprio le sue bellissime corna. Figuratevi quanto si lamentò...tanti furono i pianti e i lamenti che la decana del gregge,mossa a compassione,lo mandò dal Mago Stosemprefermo ,famoso per curare gli animali ed aggiustare le loro ossa rotte. Questo Mago abitava in un castello ed aveva come servitore un grillo , un povero grillino che sgobbava da mane a sera per accontentare il suo pigro,pigro,pigro,pigro padrone,il quale se ne stava tutto il giorno fermo in una grande poltrona e fumava come una ciminiera , cosicche' il povero grillino era costretto ad arrampicarsi piu' volte al dì sulla poltrona,per caricare l'enorme pipa :Credetemi : la sera il grillo era così stanco che aveva appena la forza di aggrapparsi al suo filo d'erba e finalmente riposare.
Ma torniamo al nostro caprone Lamentone .Cammina,cammina,arriva al castello del Mago.....toc toc e il grillo lo fà accomodare.Il Mago comprende subito tutto e sentenzia " se vuoi le corna nuove,devi portarmi un sacco di tabacco per la mia pipa"Sapete cosa fà il caprone? S'incammina e si lamenta"Povero me,dove andro' a prendere il tabacco..." Per fortuna si era avviato su un sentiero di campagna,dove incontro' una contadinella.."povero caprone perche' piangi?""eh sapessi......e cosi' vuole un sacco di tabacco....." e giu' lacrime a non finire....."te lo do' io il tabacco" dice la contadinella tutta contenta...." se mi porterai un sacco di perle per rifare la collana che si e' rotta"
E dove vado io a prendere le perle",piange il caprone e piangi,piangi giunge sulla riva del mare dove una conchiglia..."povero caprone,perche' piangi..?"
"Perche' il mago....e la contadinella..."
"Ma te le do' io le perle.....se mi porterai il pesciolino d'oro"
Il povero caprone pianse e si lamento' tanto da asciugarsi gli occhi e la barbetta.Ma dove lo trovo il pesciolino.......urlo'
" Te lo do' io disse una sirenetta pescatrice...se mi porterai la rete d'oro..."
Il povero caprone a questo punto ritrovo' le lacrime e pianse,pianse finche' si ritrovo' in un boschetto e che mi pigli un accidente se se fra i rami di un grosso pino,non vide una rete d'oro di finissima fattura.Ah finalmente....sta quasi per afferrarla quando al centro vede...un bellissimo ragno ,il tessitore della preziosa rete.
Il caprone fattosi coraggio, gli racconta la sua penosa storia ma anche il ragno in cambio della rete vuole..
"La mosca blu.."
Il povero caprone , spossato, si accascia sul prato ed ecco che ,attirata dalle lacrime raggrumate sul suo muso....arriva la Mosca Blu e aaaam il caprone la prende in bocca e la porta trionfante al Ragno..........Il caprone ha finalmente la rete,la porta alla sirenetta che gli da' il pesciolino d'oro,....corre,corre e lo porta alla conchiglia che gli da' il sacco di perle....corre corre e lo porta alla contadinella che gli da' il sacco di tabacco....corre,corre e lo porta al Mago che ...abra cadabra,corna del caprone,tornate sul testone !
Il sacco era fatato
non si vuotava mai.
Il grillo era felice
finiti erano i guai.
La sirenetta brava
principi ognor pescava.
La conchiglia guarda un po'
il pesce si sposo'.
Non più pianti e lamenti
Questa è la storia del "tutti contenti"
E la mosca? Chiederete voi
Era una Principessa , stregata
da una cattiva fata.
E il ragno tessitore?
Era il suo grande amore!


Ehi , abbiamo dimenticato la contadinella.....
Beh quella sant'iddio
la vo' sposare io....

IL PERFETTO LAVORATORE

IL PERFETTO LAVORATORE

 In mezzo al parco di Milano sta,
edificato dalla società,
un traliccio dell'Enel,compagnia
che porta nelle case l'energia.
E perchè qualche sciocco non ci salga
per finire in un modo sciagurato,
han messo punte e poi filo spinato
che a scoraggiare la salita valga.
ed un cartello a incutere timore
per giunta sta: "chi tocca i fili muore".
Un operar sotto il cartello stava
con aria minacciosa ed impugnava
con gran preoccupazione degli astanti
un tubo in ferro che battea sui guanti.
A lui chiedo con modi assai gentili,
"Perchè con aria così trista state
e la gente che passa spaventate ?
"Ed egli a me risponde di rimando,
bava alla bocca e i denti digrignando
"Oggi non c'è corrente signor mio
ma se qualcuno osa toccare i fili
parola mia d'onor,l'accoppo io !".

IL PAPA IN TERRASANTA

IL PAPA IN TERRASANTA

Giunse il buon Padre ,pellegrino santo,
in un villaggio della Galilea
e la gente per festeggiarlo intanto
ulivi e palme nelle mani avea.

Una vecchietta tremula,millanni
parea portarsi addosso,e lo fermò;
"chi sei tu che qui vesti bianchi panni"
"L'erede son di Cristo " egli affermò.

Un rotol di papiro la vecchietta
gli mise nella mano benedetta
"Grandissima fortuna qui ti mena.
Codesto è il conto dell'ultima cena!"

DIOGENE

DIOGENE

 Il potente Alessandro che montava
un caval che Bucefalo nomava,
volendo dimostrare che apprezzava
i begli ingegni e la filosofia,

arrestò innanzi a Diogene la via.
Diogene che ti dorme in una botte
e d'ogni ben terreno se ne fotte..
Alessandro gli fece "dimme un po'

quel che te serve ed io te lo darò
"Disse il vecchio "ma vedi di smammare
che me fai ombra ed io mi vo' scaldare".

Dicci Dioggene mio,quale sarà
il trucco per potere allontanare
chi sul cavallo in alto in alto sta
e toglie il sole e la felicità ?

I PAPPAGALLINI RELIGIOSI

I PAPPAGALLINI RELIGIOSI

Una signora d'un villaggio inglese
d'una nota famiglia del paese,
due pappagalli avea ch'eran famosi
per essere di molto religiosi.

L'un nomava Loreto e l'altro Andrea
e avean di santità cotal nomea
che veniva la gente dai dintorni,
a pregar dio con loro tutti i giorni.

 Giunse il nuovo pastor con la gabbietta
che dentro avea gentil pappagalletta.
"Dama cortese- disse il sacerdote-
qui sentiremo le dolenti note
che la mia pappagalla è un po' sboccata
e parolacce tutto il giorno sfiata.

Se coi suoi pappagalli un poco stia
confido che si ponga in retta via".
E così avvien si ponga l'uccelletta
tra Loreto ed Andrea nella gabbietta.

Cessano le preghiere e Andrea gioioso,
mentre fà quello che faria lo sposo,
dice all'altro,rimasto un po' stupito,
"sveglia Loreto,il signor ci ha esaudito!"

DUE MAROCCHINI TRISTI

DUE MAROCCHINI TRISTI Due Marocchini tristi stava a ssedea piaggne e a lacrimar sur marciapiede "S'era tranquilli che gli Americaniavriano retto il Mondo,come s'usa,e il semaforo verde agli Africaniavea posto l'Europa a Lampedusa. Mo' che banchieri zozzi e ddisgrazziatiche titoli fasulli hanno vendutoe pure lo Zio Sam hanno fottutoe ar monno stamo tutti licenzati, non c'è più posto al Nord pe ll'Africani(e nemmeno pei poveri Italiani)e i governi d'Europa hanno pensatoche il Clandestino,prima beneamato, prenda la via del Sud con i gommonie se ne vada fuori dai Maroni...

DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA

DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA
E DULCINEA DEL TOBOSO

Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo una bella contadina sua vicina,immaginata come una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Un tempo là in Ispagna,
Chisciotte andava fiero
battendo la campagna
insieme al suo scudiero
e da buon cavaliere
cercava di trovare
imprese ben severe
per poter meritare
l'amor di Dulcinea
sua dama e pur sua dea.

Il nostro eroe si batte
con i mulini a vento,
ma le sue gesta matte
creano tale sgomento
che un giorno uno studente
amico di famiglia
lo vince in un duello
e quindi se lo artiglia
e poscia sotto scorta
a casa lo riporta.

Qui giunto,dentro il letto
si pone a delirare.
Lamenta,il poveretto.
Lasciamolo parlare :

"T'amavo Dulcinea
e a farmi di te degno
sempre in resta tenea
la mia lancia di legno

che pur se il primo pelo
più non è nel futuro,
per quello che più anelo
il palo è saldo e duro.

Per il tuo dolce viso
e pur col cor giocondo,
per darti,avrei conquiso
le ricchezze del mondo.
Ma tu non mi volesti
ed io vo' aver la sposa,
non trovo più pretesti,
di donne n'avvi a iosa.
A cercar di Violetta
io me ne vado in Francia
e s'ella ben m'accetta
io le darò la Mancia.
Con tali doni onesti
io credo per gli dei,
che quel che tu non desti
vorrà darmelo lei.
Sotto codesta gonna
che non abbia altra donna
che avrai di 'sì prezioso?
Codesta è tirchieria!
Hai rotto l'alma mia
e m'hai reso stizzoso.....
tieniti 'sto Toboso
e così sia! ".

(nell'immagine" Don Chisciotte,appoggiato alla lancia,osserva perplesso i mulini a vento")

SCUSI,DOV'E' L'EST ?

SCUSI,DOV'E' L'EST ?

Più di dieci anni or sono,mi trovavo nel campo di calcio della Parrocchia , affittato dal Parroco ad un gruppo di giovani immigrati islamici ,età media stimata 24 anni,che aveva appena terminato di giocare.
L'eco delle pallonate si era appena spento sui sacri muri.
Li vedo poi guardare il sole e tenere consiglio , capeggiati dal piu' anziano ,un cinquantenne che sembrava il capo o il babbo di tutti..... Mi domanda dov'e' l' est. Lo tiro da parte e in grande confidenza glie lo indico.
Torna dai suoi e discutono un poco , poi paiono aver presa una decisione perchè ,buttati a terra giacche a vento ed altri indumenti,vi si inginocchiano sopra e ,col viso al suolo, si fanno la loro brava preghiera.
Il mio panorama : quarantasei glutei rivolti ordinatamente verso New York e ventitrè capocce rivolte al mar Caspio. Se cercavano la Mecca , l'hanno sbagliata di circa 35 gradi nord.
Ma io mi sono preoccupato ugualmente :
"Sono questi i nuovi ragazzi dell'Oratorio ? " -ho gridato- e l'eco..... "...azzi....azzi...azzi...".

ERAVAMO DUE AMICI AL BAR

ERAVAMO DUE AMICI AL BAR Due scapoli convinti,a dir l'affare, ed ogni sera pria di desinare s'andava al bar col cor sempre giulivo a ber due wiskey come aperitivo. Ma l'amico a new york dovette andare ed il ricordo suo per celebrare prima di cena a bere me ne andavo e due wiskey al barista comandavo. Ma in una triste sera "Un wiskey" ho urlato. ed il brav'uomo tutto preoccupato mi domandò davver tutto affannato "Dica signore..il suo amico....è mancato ?" Ma no,buon uomo,è suo questo bicchiere: egli sta ben,ma il mio dottore in pratica m'ha ritrovato la cirrosi epatica ed ho dovuto smettere di bere!".