09 lug 2010

ORFEO ED EURIDìCE

un giorno la bellezza di Euridice fece ardere il cuore di Aristeo che si innamorò di lei. La ninfa ,già sposa di Orfeo,per sfuggirgli, si mise a correre ma ebbe la sfortuna di calpestare un serpente che la morsicò, provocandone la morte


ORFEO ED EURIDìCE


Guarda che rabbia,qual sorte ria,
aver l'amore e buttarlo via.

Seneca narra che Orfeo cantava
tal che le belve t'innamorava
e l'uccelletti col lor cucù,
perse le forze ,cascavan giù.


Cascava l'aquila,cadeva il tordo,
però il serpente,cribbio,era sordo
e non s'accorge,nella foresta,
che giunge rapida e lo calpesta


col piede ignudo,l'ammaliatrice
la strafighissima ninfa Euridice.
E perciò il rettile,levato un lagno,
lesto le mozzica il bel calcagno.


E' tanto rapido,tanto letale
che pur la corsa all'ospedale
non serve un cavolo,rimedio al morso.
Nulla da fare al pronto soccorso.

Non dice Seneca se ad Aristeo
abbia spaccato la faccia Orfeo.
Di ciò la favola ,ohibò non parla,
ma va all'inferno per ritrovarla.


Sia ch'ebbe Apollo per mastro allato,
sia fosse un poco raccomandato,
'sì tanto val della lira il pondo,
che ottiene torni la bella al mondo.


Però degl'inferi il gran signore,
anzicchè metterla sull'ascensore,
ad Orfeo dice,dopo i saluti,
"se tu la guardi,siete fottuti.

Eccoti resa tua dolce fiamma,
e tante cose a babbo e mamma".
Pensa a una beffa di Pluto,Orfeo.
"volesse farmi poi marameo ".
Quindi si gira,come un cretino,
per dare un occhio o un occhiolino.


Paratapùnfete e tot an bot,
come successe alla moglie di Lot,
la ninfa perde l'umor vitale
ed Orfeo resta basìto al sale.


Di questa favola sia la morale:
quando sentite che spirto vitale
pervade i lombi,prima delusi,
amate,amate, ad occhi chiusi.







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